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dicembre, 2005

  1. Come arrivai ad Agota Kristof

    dicembre 23, 2005 by Admin

    Libreria, sono arrivato di corsa, cerco un’autrice, vado alla cassa.
    L’addetto, un giovane, probabilmente lettere moderne, va verso uno scaffale. Parla dandomi le spalle e rovistando tra i volumi.
    “Due, ne ha pubblicati due. Einaudi, mi sembra.”
    “Volevo la Trilogia della città di K.
    “Sì, sì. Dovrei averlo… qui… no, non c’è. Eccolo!”
    Me lo porge, ha ancora il cellophan.
    “Posso?”
    Fotina“Sì, sì togli pure. L’altro è un’edizione più vecchia ma ha una copertina molto bella.”
    Lo ascolto, ma l’attenzione è rivolta alla quarta di copertina.
    “Sì, sì c’è una foto molto bella. Vediamo dovrebbe essere… eccolo.”
    Prendo dalle sue mani l’altro volume. Lui si allontana, ha un cliente alla cassa.
    Si intitola Ieri. Sulla copertina una foto in bianco e nero, un uomo di spalle. L’edizione mi convince poco. Quindicimila lire per Ieri, sedimila per la trilogia. Molte più pagine, scritto più piccolo. Prendo la trilogia.
    Lo pago, lo metto nello zaino. A casa lo lascio sulla mensola vicino al letto. Sto leggendo ‘Bariloche’, di un giovane sudamericano. Devo anche fare la recensione di Maalouf. No, non posso iniziarlo.
    Il giorno dopo, entro in cameretta. Mia sorella sdraiata sul mio letto legge.
    “Dove l’hai preso?”, le domando.
    “Lì, ma chi è lei?”
    “Ti piace?”
    “Sì, ma chi è?”
    “A che pagina sei?”
    “Centoventi, chi è lei?”
    “E’ ungherese. Come scrive? Scrive bene?”
    “Si legge in fretta. Cos’altro ha scritto?”
    “Il libraio mi ha mostrato un altro libro. Ne vale la pena?”
    “Non lo so. So solo che non riesco a fermarmi”.
    Finisce lì.
    Il giorno dopo, trovo il libro sulla mensola. Mia sorella sta uscendo di casa.
    “Allora?” gli faccio.
    “Cosa?”
    “Il libro”.
    “L’ho finito. Bello. Ciao devo andare”.
    La guardo prendere l’ascensore. Rientro e vado in camera. Prendo ‘Bariloche’ in mano. Lo apro, arrivo al segno. Poi lo richiudo, lo butto di lato. Prendo la trilogia. Leggo. Non mi sono ancora fermato.
    (30 gennaio 2002)

    (Agota Kristof mi è stata consigliata a suo tempo da un’amica. Decisi di cercare la Trilogia della città di K. dopo un commento del mio caporedattore quando lavoravo per Class Editori. Un giorno gli chiesi se conosceva la scrittrice ungherese e lui, “La Kristof? Una degli autori che mi hanno fatto più male negli ultimi anni”. Forse era masochista ma aveva queste categorie per definire gli autori e quella in particolare era tra le più significative)


  2. Tobias Wolff, annuncio mortuario di una persona viva

    dicembre 21, 2005 by Admin

    In un racconto Tobias Wolff scrive di un giornalista che viene licenziato perché ha scritto l’annuncio mortuario di una persona viva.
    Qualcuno ha inviato la segnalazione della morte di un certo Ronald Givens, un esattore delle imposte, e il redattore l’ha pubblica senza alcuna verifica.
    FotinaLa signora Givens, arrabbiata, si presenta al caporedattore con un uomo, suo marito, Ronald Givens appunto. Chiede le scuse del giornale.
    Il caporedattore non ci pensa due volte e licenzia il giornalista, lì nel suo ufficio, con i Givens che assistono alla scena.
    Uscendo il giornalista incontra il signor Givens che gli offre il pranzo. A tavola si domandano chi abbia mai inviato quella segnalazione. Poi ad un certo punto…


    – E’ stato lei a telefonarmi la notizia della sua morte!
    – Oh, bella! E perché avrei dovuto farlo?
    – Me lo dica lei.
    – Sarebbe come ammettere di essere stato io -. Givens non poté fare a meno di sorridere, orgoglioso della propria scaltrezza.
    Dissi: – Lei è fuori di testa, a forza di fedeltà è impazzito, – ma non dicevo sul serio. Non c’era niente in quello che Givens aveva fatto che non potessi comprendere o addirittura, mio malgrado, ammirare. Aveva trovato il modo di assistere al proprio funerale. Aveva provato il suo ultimo vestito, per così dire, si era visto imbellettato e composto nella bara, aveva ascoltato il proprio elogio funebre. E dopo, dulcis in fundo, era risorto! Questo era il punto, anche se magari Givens credeva di averlo fatto per mettere un po’ di paura addosso alla sua Dolly o per fare risaltare le proprie virtù. Al centro c’era questa resurrezione che il fedele esattore delle imposte era riuscito ad assaporare. La faccenda aveva un gusto biblico.

    Il racconto – dal titolo Comuni mortali – è un buon esempio di quella scrittura che va dritta al punto, senza fronzoli o passaggi a vuoto. È una scrittura costruita artigianalmente, con un ritmo cadenzato che non supera mai il dovuto. Wolff viene non a torto accostato a Carver e la loro scuola si rifà sicuramente a Hemingway, ma non solo.
    L’importanza di questa scrittura asciutta, sta nel tentativo di oggettivare la narrazione. Nel caso di Comuni mortali, il senso della morte non viene fornito. Con una voce narrante che non sbava mai e non ha la pretesa di conquistare alcun lettore ad una teoria o all’altra, viene proposto un punto di vista parziale, e l’unica richiesta che viene fatta è di capirlo. Non è necessario accettarlo.

    (Comuni mortali è pubblicato nella raccolta Proprio quella notte)


  3. The new world: torna Terrence Malick

    dicembre 16, 2005 by Admin

    E’ uscito da due settimane (lo so, sono dannatamente in ritardo) il trailer di The new world, l’ultima fatica di Terrence Malick.
    Era il 1998 quando arrivava nelle sale La sottile linea rossa (The thin red line) con cui il regista americano tornava dietro la macchina da presa dopo 20 anni di silenzio. FotinaSubito il film si affermava e con un lampo vinceva un Orso d’Oro a Berlino e racimolava 7 candidature all’Oscar.
    Malick è un caso atipico nel panorama cinematografico. Ha 62 anni ed è di fatto un docente di letteratura e Storia. E’ molto geloso della propria privacy e per questo evita di fare promozione ai suoi lavori.
    Ciononostante dopo aver realizzato due lungometraggi negli anni ’70 – Badlands con Martin Sheen e I giorni del cielo (Day of Heaven) con Richard Gere – è diventato un regista di culto per gran parte dell’entourage hollywoodiano. FotinaTanto che per La sottile linea rossa si offrirono di lavorare per lui con cachet irrisori decine di star di prima grandezza e solo alcune ebbero la possibilità di farlo – vedi Sean Penn, Adrien Brody, George Clooney, Nick Nolte, John Travolta, Woody Harrelson, John Cusack… altre come Micky Rourke parteciparano ma in seguito vennero tagliate dal montaggio definitivo.
    Ora torna con una storia epica sull’incontro tra alcuni nativi della Virginia e i conquistatori europei nei primi anni del 1600. Il protagonista è il knacker dublinese Colin Farrell e l’altra star della pellicola è il nuovo Batman Christian Bale. Sono entrambi attori giovani che negli ultimi anni hanno collezionato parti di sempre maggior peso. FotinaIn particolare Farrell, interprete dell’Alexander di Oliver Stone, è considerato l’ultimo bello e dannato del cinema, con doti professionali notevoli e altrettanto notevole cattivo carattere.
    Il film promette bene stando a quanto letto sul Corriere della Sera secondo cui ad ogni proiezione anticipata il pubblico avrebbe applaudito per almeno 10 minuti. Inoltre la stampa è pronta a scommettere su una statuetta ai prossimi Oscar per il direttore della fotografia Emmanuel Lubesky che ha girato senza effetti speciali e spesso a lume di candela.