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Fotografia, teatro e danza – 1 –

25 gennaio 2007 by Admin

Ci sono momenti che non pensi, attimi su cui hai già messo la parola fine e che invece, quando meno te lo aspetti, rievocano immagini importanti e intense. FotinaSei lì che pensi al tuo lavoro, a una notizia da pubblicare, a un CSS da modificare e per caso il tuo sguardo si posa su una fotografia.
E allora rievochi quello che è stato e quello che avrebbe potuto essere. E allora ripensi al teatro e alla tua reflex, alle immagini rubate durante una prova o a quelle, più intense, scattate durante un corso di danza.
Inizio da capo perché rischio di lasciarmi andare a una vena romantica che da tempo credevo fosse estinta in me.

Scrivevo e volevo scrivere ma più di ogni altra cosa volevo vivere di fotografia.
Iniziai con il fare l’assistente a un fotografo di moda. Un personaggio decisamente interessante. 60 anni portati giovanilmente, l’aspetto progressista con le clark in terra di siena sotto il pantalone di lino, il maglione scuro con il collo alto, ed il capello piuttosto lungo, ma mai trasandato. Dopo circa sei mesi di batoste e pochi soldi in tasca decisi che no, non potevo continuare a “pagare” per poter lavorare. FotinaSì perché il nostro uomo, era illuminato nel viso e nello stile, aveva sì comportamenti al limite del nobiliare, ma in realtà era un conservatore della peggior specie, di quelli che pensano che se lavori per lui è solo perché può insegnarti qualcosa che nessun altro sa. Ciò nella sostanza significava che non avrebbe mai contribuito con uno stipendio alla mia istruzione. Perché di quello si trattava, non si può mica chiedere che una scuola ti paghi per studiare… oddio i soldi per i mezzi pubblici quelli erano a carico mio, quindi in sostanza alla fine dei conti ero rosso, sia in viso per il nervoso, sia nella lettera della banca che riportava l’estratto conto.
Ciò detto, abbandonai il posto per una più remunerativa professione di informatico. Un impiego dignitoso che dalla sua aveva il vantaggio di essere part-time, lasciandomi così molto tempo per i miei svaghi culturali.
Cominciai allora, con passione, le mie frequentazioni teatrali.
Mi iscrissi a un corso di scrittura. Qualcosa di particolare che si svolgeva in un teatro e insieme al quale si poteva seguire come uditori alle lezioni di tecnica dell’attore.
Certo in sei mesi allo studio fotografico avevo avuto modo di imparare molto. L’uso degli obiettivi e la profondità di campo, i tempi di scatto e il rapporto con l’esposizione. E poi i bianchi e gli scuri, la luce artificiale e quella naturale, il calore dell’una la freddezza dell’altra, la composizione dell’immagine e la misura del componimento.
Tutto ciò non mi aveva preparato a l’avere a disposizione un materiale umano sorprendente. FotinaSì perché in teatro c’erano sguardi che non lasciavano adito a mezze misure. Frecciate dirette allo spettatore da occhi che guizzavano da una parte all’altra, movimenti repentini di un dito che avevano il valore di un malrovescio ben calibrato e parole che cadevano nel vuoto come il silenzio su un manto di neve.
Ora la cosa era grave perché avrei dovuto scriverne, ma in realtà quello che volevo era rubare quegli istanti in un’immagine su pellicola. Eh sì, perché eravamo oltre cinque anni fa e le macchine fotografiche digitali erano ancora dei giocattolini. Solo allora qualcuno iniziava a usare la Nikon D1 per i servizi fotografici…

continua…


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