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Kader Abdolah e Il Viaggio delle Bottiglie vuote

26 gennaio 2006 by Admin

Il viaggio di un immigrato nella terra dei tulipani. Una narrazione leggera, poetica. L’autore è Kader Abdolah un rifugiato politico che racconta i temi della memoria e dell’esilio. Una scrittura semplice e simbolica, in cui i significati si sciolgono in parabole a metà strada tra il reale, sempre presente, e l’immaginario mitico dei ricordi dell’infanzia. Il protagonista è Bolfazl, un autobiografico esule iraniano che trova asilo, con la moglie e il figlio, in Olanda. La progressiva scoperta di una cultura tanto diversa e la difficoltà ad apprendere la nuova lingua ne fanno un osservatore attento.
FotinaAll’arrivo nel nuovo quartiere la famiglia di Bolfazl è guardata con diffidenza e distacco. Solo René, il vicino di casa, mostra interesse. Sarà lui ad aiutare il protagonista ad integrarsi. Il legame che li unisce è sottile, si basa sulla comune necessità di non sentirsi emarginati. Mentre infatti Bolfazl vive a metà strada tra la paura di perdere le origini e l’incapacità di inserirsi nel nuovo contesto, René scivola lungo una lenta autodistruzione dovuta alla non completa accettazione della propria omosessualità. René verrà abbandonato dalla figlia e, successivamente, dal convivente. Di lui rimarrà solo una bottiglia vuota. Il viaggio che lo attende lo porterà a perdersi lungo i binari di una ferrovia. Bolfazl ripercorrerà la vita dell’amico e, lasciandosi alle spalle la paura di dimenticare il passato, riuscirà a non svuotare prematuramente la propria bottiglia.
FotinaIl sapore biografico della narrazione fa pensare ad un intreccio in divenire in cui l’incertezza dell’istante successivo è scandita dall’attesa di un avvenimento. In realtà la struttura è lineare e l’intento poetico è rafforzato dalla trasformazione del protagonista che lentamente si adatta alla nuova vita. Un romanzo di formazione quindi, che evoca costantemente, mettendole in relazione, due culture lontane. Abdolah riesce così a parlare della difficoltà dell’uomo ad adattarsi al cambiamento. René non riesce a completare il processo. Bolfazl si. Ci riesce non chiudendosi dentro un contenitore vuoto ma continuando ad attingere alle bottiglie che il futuro gli riserva.

* * *

Il viaggio delle bottiglie vuote non è una scoperta – è del 2001 – ma non potevo non citarlo. Avevo dimenticato che la scrittura potesse ancora contenere questa forza. Ho sempre amato la prosa poetica più ancora che la poesia tout court e questo breve romanzo me lo ha ricordato. Ecco alcuni passaggi:

René si arrotolò un’altra grossa sigaretta e l’accese. Aspirò profondamente e, mentre il fumo gli usciva dalla bocca, bevve un grande sorso di vino.
Le gocce di pioggia picchiettavano ora distintamente sulle bottiglie vuote. Le bottiglie erano sull’erba ai miei piedi, ma io sentivo un ticchettio, un ticchettio di gocce alle mie spalle. Mi girai, vidi un mucchio di bottiglie vuote, allineate una accanto all’altra nel buio. Sul punto di partire. Per cominciare il loro viaggio. Il viaggio delle bottiglie vuote.

‘E’ pure maleducato’, sentii dire dietro di me in corridoio.
Non riuscivo a mandar giù le sue parole. Avrei voluto rispondergli per le rime, ma non avrebbe cambiato le cose. Fantasia e realtà si confondono per un profugo. La fantasia è perfino più dura della realtà. Mentalmente tornai dal capo. Stava telefonando, in piedi dietro la scrivania. Lo afferrai per il colletto e per la cintura dei pantaloni. Con un unico movimento lo sollevai sopra la mia testa e gridai: ‘Che cosa preferisci, capo? Vuoi che ti scagli in mare o nel fuoco?’
‘In mare’, supplicò lui.
Era olandese e sapeva sicuramente nuotare. Perciò non lo scagliai in mare, ma nel mio passato.
Poi me ne tornai a casa.

Una viaggiatrice comparve nel buio.
Cos’era più importante per me? La valigia o la donna?
La valigia.
No, la donna.
La valigia, la donna e il buio.
In realtà fu l’atteggiamento della donna a incuriosirmi. Una donna con una valigia nel giardino di Jacobus, al calare della sera.


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