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febbraio, 2005

  1. Pound, fascista forse, ma non antisemita

    febbraio 8, 2005 by Admin

    Un articolo sul Corriere della Sera firmato Marzio Breda commentava ieri l’uscita di un nuovo saggio sulla figura di Ezra Pound, il poeta americano affascinato dalla figura del Duce e salvato dall’accusa di tradimento solo grazie all’internamento in una clinica di igiene mentale.
    Pound fece propaganda al fascismo durante la II Guerra Mondiale; dalle frequenze di Radio Roma lanciava ammonimenti contro gli alleati e si sbizzarriva in discorsi in difesa dell’Italia. Ipotizzava inoltre fantasiose riforme monetarie. La sua ossessione era il capitalismo statunitense e l’usura che ne era il frutto malato. In questa visione il regime di Mussolini gli appariva come ‘non corrotto dalla lebbra capitalistica‘ e come unica alternativa al pericolo comunista.
    Secondo Breda il saggio vorrebbe proporre un revisionismo della figura di Pound che mai si macchiò di antisemitismo. Le invettive contro i banchieri giudei di Wall Street possono infatti essere bilanciate dai legami di amicizia che ebbe con molti ebrei; ne fu esempio il rapporto con il poeta Louis Zukofsky. Ma l’autore dei Cantos è difficilmente catalogabile e spesso viene portato come emblema di una letteratura malata, che ha in Celine un altro protagonista.
    E’ affascinante però leggere la trascrizione delle parole del poeta negli ultimi anni di vita quando in un certo senso cerca di affrancarsi dagli errori del passato. Dice Pound:

    Un uomo che cerca il bene fa il male… non mi sono mai dato al fascismo più di quanto mi sia dato a Joyce… come scrittore sono di tutti e di nessuno‘, e poi sulle accuse di antisemitismo, ‘Se un uomo, qualsiasi uomo, può sostenere d’esser stato trattato da me in modo ingiusto per la sua razza, il suo credo politico o il colore della sua pelle, che quell’uomo si alzi e lo venga a dire.

    Insomma Pound verrà ricordato per i Cantos ‘che sono da leggere’. ma la sua vita è un romanzo e lui un interessante personaggio.


  2. Ian McEwan, intervista su La Repubblica (about Saturday)

    febbraio 3, 2005 by Admin

    Boyd Tonkin dell’Independent intervista Ian McEwan alla vigilia dell’uscita dell’utlimo lavoro dopo Espiazione (Atonement). L’articolo tradotto su La Repubblica introduce Saturday, un romanzo che si svolge il 15 febbraio del 2003. Ambientato a Londra nel periodo delle manifestazioni contro l’imminente guerra in Iraq, ha per protagonista un neuorochirurgo ‘ateo’, con uno sguardo ‘darwiniano’.
    McEwan rivela di scrivere 500 parole al giorno ma le vicende di Saturday si ‘dipanavano alla velocità di un milione di parole a giorno’. Il personaggio principale poi sarebbe ricostruito sulla figura di Neil Kitchen, un neurochirurgo del National Hospital for Neurology and Neurosurger che l’autore avrebbe seguito da vicino e a lungo. L’assoluta concentrazione di alcuni istanti nella vita professionale di Kitchen vengono riconosciuti da McEwan che nel suo mestiere vive qualcosa di analogo. “Esistono momenti – dice lo scrittore – in cui la propria identità personale e il tempo si dissolvono in una fusione totale”, e poi, continua, “Solitamente si tratta di momenti che includono il superamento di alcune difficoltà e l’esercizio di abilità particolari, forse un lavoro d’equipe. Si tratta di una specie di felicità per la quale non esistono nomi, perché non ha nulla della gioia o del piacere“.